Il calo dell’adesione può dipendere da dubbi, ridotta percezione del rischio, mancata proposta o difficoltà di accesso. Il nuovo Piano nazionale della prevenzione dovrebbe spingere Regioni e aziende sanitarie a misurare le cause prima di scegliere i messaggi.
La stanchezza vaccinale è entrata nel linguaggio della sanità pubblica dopo la pandemia. L’espressione descrive una diminuzione della disponibilità ad aderire alle vaccinazioni in un contesto segnato da campagne ripetute, esposizione informativa intensa e riduzione della percezione dell’emergenza.
Il Calendario Vaccinale per la Vita 2025 richiama esplicitamente la vaccination fatigue, soprattutto nell’adulto, e collega il fenomeno a sfiducia, individualismo e comunicazione contraddittoria. Il documento invita però a distinguere l’opposizione ideologica dai dubbi e dalla confusione delle persone che non rifiutano in linea di principio la vaccinazione.
Questa distinzione è essenziale. Non tutte le persone non vaccinate sono contrarie ai vaccini e non tutte hanno bisogno della stessa risposta.
La situazione reale: coperture non sempre sufficienti e differenze territoriali
I dati più recenti disponibili mostrano che alcuni obiettivi restano difficili da raggiungere anche negli anni successivi alla pandemia. Secondo gli aggiornamenti pubblicati nel 2026, la copertura nazionale per la poliomielite a 24 mesi per la coorte 2023 si mantiene sotto la soglia del 95%, con valori complessivi ancora inferiori all’obiettivo raccomandato e differenze tra Regioni che possono superare diversi punti percentuali.
Anche per altre vaccinazioni pediatriche obbligatorie e raccomandate si osserva una stabilizzazione o un recupero parziale rispetto al calo registrato negli anni pandemici, ma senza un ritorno uniforme ai livelli target in tutto il Paese. Le differenze territoriali restano un elemento strutturale.
Per l’adulto, la disponibilità di dati aggiornati resta più limitata. Le informazioni pubblicate nel 2026 confermano una copertura variabile per influenza e altre vaccinazioni raccomandate nelle età avanzate, con valori spesso lontani dagli obiettivi nazionali ed europei. Questa lacuna informativa rende più difficile distinguere tra esitazione, mancata offerta e difficoltà di accesso.
Esitazione e stanchezza non sono la stessa cosa
L’ISS riprende la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità secondo cui l’esitazione vaccinale consiste nel ritardo o nel rifiuto della vaccinazione nonostante la disponibilità dei servizi.
Questa definizione contiene un elemento importante: il servizio deve essere disponibile. Quando una persona non riesce a prenotare, non conosce il luogo di accesso o non riceve una raccomandazione, non è corretto attribuire automaticamente la mancata vaccinazione all’esitazione.
La vaccination fatigue è ancora più ampia e meno definita. Può comprendere rinvio, disattenzione, saturazione comunicativa, bassa percezione del rischio e ridotta motivazione. Non è una diagnosi e non dovrebbe diventare un’etichetta.
Che cosa sta facendo il sistema italiano
Nel 2026 EpiCentro ha rilanciato materiali dedicati alla comunicazione vaccinale, compresi strumenti rivolti a caregiver e utenti. La Settimana europea delle vaccinazioni continua inoltre a porre l’accento sulla necessità di raggiungere coperture elevate ed eque in ogni comunità.
Parallelamente, alcune Regioni hanno iniziato a integrare strumenti di monitoraggio più sistematici nei propri Piani regionali della prevenzione, includendo indagini sui determinanti dell’adesione e sperimentazioni di chiamata attiva per specifici target, in particolare adulti e persone fragili.
Si tratta di iniziative importanti, ma la comunicazione resta spesso concentrata sulla produzione di contenuti. Meno frequente è la pubblicazione di dati che mostrino:
- quali motivazioni siano state rilevate;
- quali gruppi siano stati ascoltati;
- quale intervento sia stato scelto;
- se l’adesione sia effettivamente aumentata.
La quantità di messaggi diffusi non coincide necessariamente con l’efficacia.
Misurare i determinanti
Per capire perché le persone aderiscano o meno, è utile distinguere almeno quattro dimensioni.
Percezioni e sentimenti
Comprendono fiducia, timori, valutazione della sicurezza, percezione della gravità della malattia e utilità attribuita alla vaccinazione.
Influenze sociali
Riguardano famiglia, comunità, professionisti sanitari, mezzi di informazione e norme sociali.
Motivazione
Una persona può essere favorevole in generale, ma non considerare la vaccinazione una priorità immediata.
Aspetti pratici
Prenotazione, orari, distanza, costi indiretti, disponibilità del servizio e chiarezza delle informazioni possono facilitare o ostacolare l’accesso.
Questa distinzione evita di rispondere a ogni problema con una nuova campagna informativa.
Il nuovo Piano nazionale della prevenzione
Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 è la nuova cornice entro cui programmare comunicazione, promozione della salute e riduzione delle disuguaglianze.
L’approccio dovrebbe essere coerente con un principio già presente nei precedenti Piani: la comunicazione non è un’attività accessoria, ma un intervento da progettare a partire dal target e da valutare nei risultati.
Il nuovo ciclo offre l’opportunità di rendere sistematica la misurazione dei determinanti dell’adesione, inserendola nei Piani regionali della prevenzione.
Un problema, una risposta
| Problema rilevato | Risposta da valutare |
| Dubbi sulla sicurezza | Counseling e fonti regolatorie accessibili |
| Bassa percezione del rischio | Informazioni epidemiologiche contestualizzate |
| Mancata proposta | Promemoria e supporti ai professionisti |
| Prenotazione complessa | Semplificazione dei canali |
| Orari incompatibili | Ampliamento delle opportunità |
| Dimenticanza | Recall, quando previsto e consentito |
| Sfiducia | Relazioni continuative con interlocutori credibili |
| Informazioni confuse | Materiali coordinati tra istituzioni e professionisti |
La tabella indica associazioni da verificare nel contesto specifico. Non prova che ogni misura sia efficace in tutte le popolazioni.
Che cosa bisognerebbe fare
La prima azione è introdurre indagini periodiche nazionali e regionali sui determinanti dell’adesione. Le domande dovrebbero distinguere intenzione, fiducia, raccomandazione ricevuta e ostacoli pratici.
Il secondo intervento è collegare le indagini alle coperture. Se un territorio presenta un’adesione ridotta, occorre capire se il problema sia soprattutto informativo, organizzativo o sociale.
Il terzo passaggio è valutare la comunicazione. Oltre a visualizzazioni e interazioni, dovrebbero essere misurati comprensione, intenzione, prenotazioni e somministrazioni registrate.
Infine, servono interventi mirati. Le persone dubbiose devono poter dialogare con un professionista. Quelle favorevoli ma disorganizzate hanno bisogno di promemoria e accesso semplice. Le popolazioni difficili da raggiungere richiedono servizi di prossimità.
La domanda corretta non è soltanto “perché le persone non si vaccinano?”, ma “quale ostacolo impedisce a questo gruppo di aderire?”. La qualità della risposta dipende dalla capacità di non confondere sfiducia, esitazione e difficoltà di accesso.
Fonti
- ISS-EpiCentro, esitazione vaccinale.
- ISS-EpiCentro, coperture vaccinali in Italia (aggiornamenti 2026).
- ISS-EpiCentro, iniziative di comunicazione e Settimana europea delle vaccinazioni.
- Ministero della Salute, Piano nazionale della prevenzione 2026-2031.
- Calendario Vaccinale per la Vita 2025.
